MANOVRA FINANZIARIA: LE
CASTE NON PAGANO
Dopo mesi di rassicurazioni sulla tenuta dei conti
dell’Italia, sulla ripresa in atto, sulla fiducia di
mercati e consumatori, arriva una mazzata economica
senza precedenti. E non sarà né sola, né ultima.
A pagare sono sempre gli stessi: lavoratori
dipendenti e pensionati, pubblici e privati, in
maniera diretta e indiretta.
Un particolare accanimento si riversa sulla scuola e
sui docenti che dovranno sborsare tra mancati
rinnovi contrattuali e congelamento dei miseri
scatti di anzianità (con effetti però sulla pensione
e quindi per tutta la vita) intorno ai diecimila
euro e forse più.
Per tutti gli altri il costo si aggira sui 2000 euro
a testa più del 10% del reddito netto di un
dipendente pubblico o privato che sia.
A questi costi si aggiungeranno progressivamente le
tasse degli Enti Locali che si rifaranno sui
cittadini per i tagli che hanno subito ai
trasferimenti di risorse da parte dello Stato.
Qualche sindacalista importante ha anche avuto il
coraggio di parlare di equità nella manovra che
sarebbe stata tale se tutti avessero pagato in
proporzione ai loro guadagni, ma così non è.
Il decreto legge è costruito su pochi elementi di
tagli di spesa: gli stipendi dei dipendenti pubblici
in primis, sui tagli alla sanità, all’assistenza,
alla cultura. Tutto il resto è in gran parte fumo
per gli occhi che non porterà che modestissimi
vantaggi alle casse dello stato.
Le solite caste invece non pagano oppure
pagano modestissime percentuali solo su porzioni di
reddito. Ai Grandi Dirigenti pubblici si chiede il
10% di ciò che guadagnano OLTRE GLI OTTANTAMILA
EURO! Evidentemente per loro il limite di
ottantamila euro rappresenta il minimo vitale!
Vadano a raccontarlo ai pensionati a 600 euro al
mese!
La casta dei politici non paga, non pagano nemmeno i
loro amici e compari; non pagano i commercianti:
neanche un euro; non pagano gli imprenditori:
neanche un euro. Non pagano le rendite finanziarie
improduttive: neanche un euro.
I costi della politica altissimi sono appena
toccati, in realtà non ci hanno nemmeno provato a
tagliare privilegi e rendite, (abbiamo più auto blu
in Italia che in tutti gli Stati Uniti), però
tolgono risorse ai corpi di polizia.
L’unica scelta seria che era stata posta in essere,
quella di tagliare ENTI INUTILI come le province,
prima si è ridotta alla buffonata di quelle dieci
sotto i 220.000 abitanti poi non niente.
Eppure è ormai sentire comune, una certezza di
tutti che LE PROVINCE NON SERVONO AI CITTADINI, IN
REALTA NON SERVONO NEMMENO LE REGIONI, che sono solo
luoghi di moltiplicazione infinita di spesa, di
clientela politica ed elettorale.
Basterebbe eliminarle TUTTE per avere un debito
pubblico dimezzato.
La corruzione continuerà a vivere prospera senza
lacciuoli e continuerà a bruciare 60 miliardi di
euro all’anno che finiranno regolarmente nei conti
esteri.
L’evasione fiscale, 200 miliardi di euro l’anno, non
sarà toccata minimamente, questa manovra economica
infatti ne parla, ma non mette in campo alcun serio
strumento di contrasto.
Una manovra iniqua
che schiaccia le categorie deboli, non aiuta la
crescita economica del paese, non cambia le
prospettive, una manovra che renderà la maggior
parte dei cittadini più poveri, non soltanto di
soldi, ma di cultura e di tutele, mentre
alcune categorie sociali rimarranno ben protette e
continueranno impunemente ad accumulare profitti
anche grazie alla crisi economica.
Roma, 31 maggio 2010
Il Segreteraio Generale
Prof. Alessandro Ameli
Decreto
legge recante misure urgenti in materia di stabilizzazione
finanziaria e di competività economica
(Manovra finanziaria del Governo).