C.G.U. Confederazione Gilda-UNAMS

15 luglio 2010

 

FINANZIARIA: BEFFATO IL PERSONALE DELLA SCUOLA
 

Le promesse e gli impegni di Tremonti al personale della Scuola di non toccare gli scatti di anzianità non sono stati mantenuti nella finanziaria in approvazione in Parlamento, le misure già previste restano tutte.

 

Il maxiemendamento alla finanziaria infatti non cancella il comma 23 dell’articolo 9 del Decreto legge maggio 2010 n. 78 che continua a recitare “Per il personale docente, Amministrativo, Tecnico ed Ausiliario (A.T.A.) della Scuola, gli anni 2010, 2011 e 2012 non sono utili ai fini della maturazione delle posizioni stipendiali e dei relativi incrementi economici previsti dalle disposizioni contrattuali vigenti. “ a cui è stato aggiunto: “e fatto salvo quanto previsto dall’articolo 8, comma 14”.

 

Ma l’articolo 8 comma 14 conferma il blocco degli scatti infatti dice: “Fermo quanto  previsto  dall'art.  9,  le  risorse  di  cui  all' articolo 64, comma 9, del  decreto-legge  25  giugno  2008,  n.  112, convertito con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, sono comunque destinate, con le  stesse  modalita'  di  cui  al  comma  9, secondo periodo, del citato articolo 64, al settore scolastico.” A cui il maxi-emendamendamento si è limitato ad aggiungere:La destinazione delle risorse previste dal presente comma è stabilita con decreto di natura non regolamentare del Ministro dell’Istruzione dell’università e della ricerca di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sentite le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative”.

 

Poiché un decreto non regolamentare  del ministro dell’Istruzione non potrà certo cambiare la legge finanziaria appare evidente che la modifica introdotta non potrà in nessun caso restituire al personale scolastico la progressione di carriera cancellata.

 

La beffa diventa duplice, da un lato si bloccano le anzianità (pagate con le risorse contrattuali quindi a spese di tutto il personale che ha rinunciato contrattualmente a parte degli incrementi per consentire la diversificazione retributiva per anzianità), dall’altro le somme derivanti dai tagli di 130.000 posti nella scuola sono rimesse alla disponibilità discrezionale del ministro dell’Istruzione, che, sentite le Organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, ne disporrà come meglio crede, magari per finanziare le ridicole forme di merito disposte dal D.L.vo 150/2009.

 

Per effetto di questa misura si mettono le mani nelle tasche di 900.000 dipendenti della Scuola con effetti permanenti sulla loro retribuzione e sulla pensione, il danno economico per ognuno di loro  sarà tra i dieci e i quaranta mila euro nell’arco della vita.

 

Questi i fatti ogni altra interpretazione è puro esercizio di fantasia. Resta inaccettabile la faccia tosta dei politici, la loro abitudine a non mantenere la parola e a sostenere pubblicamente l’esatto contrario di ciò che stanno facendo. Ma questa è storia antica ed amara che ha attraversato tutte le generazioni di politici che abbiamo conosciuto.

 

I privilegi della casta restano invece inalterati, continuano a circolare in Italia oltre seicentomila auto blu,  che tra autisti addetti, costi di acquisto, manutenzione, carburante e rinnovo annuale del parco (30% circa) costano agli  italiani tra i trenta e i cinquanta miliardi di euro.

Sono mantenute le province, enti totalmente inutili, il costo delle quali varia dai 100 milioni di euro a 4-5 miliardi ciascuna, a seconda delle dimensioni.

 

Le scelte di questo Governo ancorché necessarie, scaricate tutte sulle categorie dei dipendenti pubblici, appaiono indegne di un paese civile.

Con un governo che non mantiene gli impegni non siamo più disponibili a trattare.

 

E’ tempo che tutti i sindacati ritrovino una strategia unitaria d’azione, è tempo di uscire da logiche concertative inutili, è tempo di avviare, con tutti gli strumenti consentiti dalla democrazia, un confronto a muso duro con il governo per poter continuare a interpretare in modo dignitoso i bisogni di milioni di lavoratori che ci hanno dato mandato di rappresentanza.

 

 

 

Ufficio stampa CGU

 

 


Comunicato stampa


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