FINANZIARIA: BEFFATO IL
PERSONALE DELLA SCUOLA
Le promesse e gli impegni di Tremonti al personale
della Scuola di non toccare gli scatti di anzianità
non sono stati mantenuti nella finanziaria in
approvazione in Parlamento, le misure già previste
restano tutte.
Il maxiemendamento alla finanziaria infatti non
cancella il comma 23 dell’articolo 9 del Decreto
legge maggio 2010 n. 78 che continua a recitare “Per
il personale docente, Amministrativo, Tecnico ed
Ausiliario (A.T.A.) della Scuola, gli anni 2010,
2011 e 2012 non sono utili ai fini della maturazione
delle posizioni stipendiali e dei relativi
incrementi economici previsti dalle disposizioni
contrattuali vigenti. “ a cui è stato
aggiunto: “e fatto salvo quanto previsto
dall’articolo 8, comma 14”.
Ma l’articolo 8 comma 14 conferma il blocco degli
scatti
infatti dice: “Fermo
quanto previsto dall'art. 9,
le risorse di cui all' articolo 64, comma 9,
del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112,
convertito con modificazioni, dalla legge 6 agosto
2008, n. 133, sono comunque destinate, con le
stesse modalita' di cui al comma 9, secondo
periodo, del citato articolo 64, al settore
scolastico.”
A cui il maxi-emendamendamento si è limitato ad
aggiungere: “La destinazione delle
risorse previste dal presente comma è stabilita con
decreto di natura non regolamentare del Ministro
dell’Istruzione dell’università e della ricerca di
concerto con il Ministro dell’economia e delle
finanze, sentite le organizzazioni sindacali
maggiormente rappresentative”.
Poiché un decreto non regolamentare del ministro
dell’Istruzione non potrà certo cambiare la legge
finanziaria appare evidente che la modifica
introdotta non potrà in nessun caso restituire al
personale scolastico la progressione di carriera
cancellata.
La beffa diventa duplice,
da un lato si bloccano le anzianità (pagate con
le risorse contrattuali quindi a spese di tutto il
personale che ha rinunciato contrattualmente a parte
degli incrementi per consentire la diversificazione
retributiva per anzianità), dall’altro le somme
derivanti dai tagli di 130.000 posti nella scuola
sono rimesse alla disponibilità discrezionale del
ministro dell’Istruzione, che, sentite
le Organizzazioni sindacali maggiormente
rappresentative, ne disporrà come meglio crede,
magari per finanziare le ridicole forme di merito
disposte dal D.L.vo 150/2009.
Per effetto di questa misura si mettono le mani
nelle tasche di 900.000 dipendenti della Scuola
con effetti permanenti sulla loro retribuzione e
sulla pensione, il danno economico per
ognuno di loro sarà tra i dieci e i quaranta mila
euro nell’arco della vita.
Questi i fatti ogni altra interpretazione è puro
esercizio di fantasia.
Resta inaccettabile la faccia tosta dei politici, la
loro abitudine a non mantenere la parola e a
sostenere pubblicamente l’esatto contrario di ciò
che stanno facendo. Ma questa è storia antica ed
amara che ha attraversato tutte le generazioni di
politici che abbiamo conosciuto.
I privilegi della casta restano invece inalterati,
continuano a circolare in Italia oltre seicentomila
auto blu, che tra autisti addetti, costi di
acquisto, manutenzione, carburante e rinnovo annuale
del parco (30% circa) costano agli italiani tra i
trenta e i cinquanta miliardi di euro.
Sono mantenute le province, enti totalmente inutili,
il costo delle quali varia dai 100 milioni di euro a
4-5 miliardi ciascuna, a seconda delle dimensioni.
Le scelte di questo Governo ancorché necessarie,
scaricate tutte sulle categorie dei dipendenti
pubblici, appaiono indegne di un paese civile.
Con un governo che non mantiene gli impegni non
siamo più disponibili a trattare.
E’ tempo che tutti i sindacati ritrovino una
strategia unitaria d’azione, è tempo di uscire da
logiche concertative inutili, è tempo di avviare,
con tutti gli strumenti consentiti dalla democrazia,
un confronto a muso duro con il governo per
poter continuare a interpretare in modo dignitoso i
bisogni di milioni di lavoratori che ci hanno dato
mandato di rappresentanza.
Ufficio stampa CGU
Comunicato stampa