Approvato il
DDL Brunetta sul lavoro pubblico.
Ridotto il
ruolo della contrattazione e del sindacato
Con
votazione nominale a scrutinio simultaneo:
favorevoli 154, contrari 1, astenuti 0, votanti
155, presenti 156 è
stato approvato definitivamente in Senato
“il
Disegno di Legge
delega
al Governo finalizzata all'ottimizzazione della
produttività del lavoro pubblico e alla efficienza e
trasparenza delle pubbliche amministrazioni nonché
disposizioni integrative delle funzioni attribuite
al Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro e
alla Corte dei conti”.
Siamo di fronte ad una legge delega
ad ampio mandato, che il ministro Brunetta dovrà
articolare concretamente con più Decreti delegati.
La legge definisce gli ambiti e i principi generali
che il governo dovrà perseguire attraverso la
decretazione.
Uno
dei punti che segna una svolta radicale e che
imporrà alla contrattazione un ruolo mutilato è
sicuramente la modifica del
secondo periodo del comma 2 dell’articolo 2 del
decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.
In pratica non si
consente più ai contratti di derogare da leggi
statuti e regolamenti relativi ai rapporti di lavoro
nel pubblico, a meno che ciò non sia
espressamente previsto dalla legge.
Si tratta, in tutta
evidenza, di un ritorno alla preminenza legislativa,
anche in materia di lavoro e di una riduzione netta
degli spazi lasciati alla normativa pattizia.
Il
significato chiarissimo è l’intento di lasciare al
sindacato un ruolo marginale e più contenuto. Dopo
gli anni della privatizzazione dei rapporti di
lavoro c’è una chiara inversione di tendenza.
E’ evidente, come sia neanche
tanto nascosta l’esigenza di mettere sotto controllo
politico il sindacato e le sue scelte.
La
legge delega inoltre pone fra gli obiettivi l’
omogeneizzazione degli assetti del lavoro pubblico
con quelli del lavoro privato, soprattutto per
quanto riguarda il sistema delle relazioni
sindacali; auspichiamo che
venga colta l’occasione per rendere certi e
trasparenti i sistemi di misurazione della
rappresentatività sindacale nel privato.
Particolare rilievo
viene dato alla valutazione sia delle strutture
amministrative in ordine ai risultati, sia di tutti
i pubblici dipendenti per i quali è disposta, senza
alcuna distinzione tra le categorie professionali,
la valutazione del merito connesso alla carriera.
Le campagne di
denigrazione dei dipendenti pubblici accusati di
essere fannulloni erano, con tutta probabilità,
finalizzate proprio a raggiungere, senza ostacoli,
questo obiettivo.
Affrontare il nodo
della valutazione e risolverlo positivamente
presuppone che, in alcuni ambiti professionali,
devono essere superati alti livelli di complessità e
che scelte fatte con superficialità finiranno per
produrre gravi danni al sistema pubblico piuttosto
che migliorarne efficienza e qualità.
Altre norme di
indirizzo lasciano grande sconcerto come quelle
sulla riduzione dei comparti contrattazione, la
composizione dei quali poi viene lasciata alla
contrattazione quadro: un regalo a CGIL, CISL e Uil
ed una condanna a morte per le Organizzazioni
autonome.
Il
giudizio
su questa legge con le ambiguità che contiene e per
le scelte che propone non può non essere
particolarmente negativo.
Stupisce non poco l’atteggiamento collaborativo
dell’opposizione
che ci rafforza nella convinzione profonda che
il sindacato debba prendere
sempre più le distanze dai partiti e dalle ideologie
che rappresentano.
(riproduzione vietata anche
parziale)
Roma, 25 febbraio
2009
Prof. Alessandro
Ameli
Segretario Generale
Disegno di legge delega per la riforma del lavoro e
della contrattazione nella Pubblica
Amministrazione