DECRETO BRUNETTA SUL LAVORO PUBBLICO: UNA BRUTALE
OPERAZIONE CONTRO I DIPENDENTI E I SINDACATI
AUTONOMI
Esulteranno ancora quelli che sono contro i
dipendenti pubblici e contro i sindacati a leggere
lo schema di decreto che il ministro Brunetta ha
predisposto per regolare il lavoro nel pubblico
impiego.
In 52 pagine è stato praticamente riscritto, con un
astio e un’acrimonia degni di miglior causa, quasi
tutto: dai comparti di contrattazione alle regole
disciplinari, dai sindacati rappresentativi alle
carriere dei dipendenti, dalla riforma dell’Aran al
licenziamento per demerito.
Trent'anni di conquiste sindacali, di garanzie e di
tutele per chi lavora sono stati brutalmente
cancellati.
Ci auguriamo che CGIL, CISL e UIL prendano le
distanze da questo “mostro legislativo” altrimenti
il sospetto che sia stato barattato con la loro
sopravvivenza e l’esclusività della rappresentanza
sarà forte in tutti.
Ma
vediamo in dettaglio le questioni più rilevanti.
1) In sostanza scompaiono i dieci comparti di
contrattazione e le corrispondenti aree dirigenziali
e sono costituiti due soli comparti: uno di
tutti i dipendenti statali e l’ altro con Sanità,
Regioni ed Enti locali, insieme a due corrispondenti
aree dirigenziali.
2)
I Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro saranno
solo due, a cui seguiranno i contratti
integrativi di settore.
3)
A trattare nei Contratti nazionali saranno solo le
Confederazioni rappresentative in due comparti,
se nulla cambia scompariranno dalla scena sindacale
tutti gli autonomi e resteranno solo Cgil, Cisl, e
Uil.
Questo attacco al pluralismo sindacale, alla
democrazia e alla libertà di associazione dei
lavoratori è stato chiamato SEMPLIFICAZIONE.
4)
Contratti nazionali, triennali, definiranno sia la
parte normativa sia quella economica uguali per
tutti, ai contratti integrativi
resteranno le sciocchezze come le risibili risorse
da distribuire per la produttività.
Scompariranno nel giro di un paio di contratti le
specificità, le professionalità, le diversità delle
categorie. Tutti uguali senza speranza in un unico
ridicolo mortificante contenitore.
5) Ai
dirigenti vengono consegnati strumenti incredibili
di potere sui dipendenti, ma sono essi stessi nelle
mani di livelli superiori, quindi senza grandi
margini di autonomia, ma pesantemente indirizzati a
dividere, selezionare, valutare, attribuire premi e
punizioni (come se già non lo facessero volentieri)
6)
Introdotte tre fasce di merito per i dipendenti:
25% i bravi che avranno premi e titoli per fare
carriera, 50% di chi non avrà nulla, e 25% (stabilito
a priori) che sarà nella fascia di demerito!!!
7)
Introdotto il licenziamento disciplinare, che
può essere disposto non solo per violazione della
disciplina, ma anche per demerito (di cui al
punto precedente).
Siamo di fronte ad un attacco irricevibile dei
lavoratori della pubblica amministrazione, della
loro professionalità e dedizione, ma soprattutto
della dignità personale.
Le
scelte punitive, di mortificazione e appiattimento
contenute nel decreto vanno contro la qualità e
contro la logica dell’ efficienza e del
miglioramento della produttività del sistema.
Nemmeno nel privato peggiore vengono adottati
sistemi di tal genere, da molti anni si predilige il
coinvolgimento e la spinta motivazionale per far
produrre di più e meglio.
Il
decreto Brunetta appartiene ad una logica
pubblicistica antica che porterà allo sfacelo della
Pubblica Amministrazione (ma forse è proprio quello
che si sta cercando di fare!).
VOGLIAMO CREDERE CHE CI SIANO ANCORA DEI MARGINI PER
IL CONFRONTO CON I SINDACATI E CHE CATEGORIE AD
ELEVATA PROFESSIONALITA’ COME I DOCENTI DELLA
SCUOLA, DELLE ACCADEMIE E DEI CONSERVATORI, GLI
INFERMIERI PROFESSIONALI SIANO
MESSI FUORI DA QUESTO ASSURDO TRITACARNE E SI
COSTITUISCA UN COMPARTO DI CONTRATTAZIONE SPECIFICO
PER LORO.
LA
CGU RIFIUTA DI ARRENDERSI ALLA CONDANNA A MORTE E A
LASCIARE NELLE MANI DI CGIL, CISL E UIL L’ESCLUSIVITA’
DELLA RAPPRESENTANZA.
LA
CGU NON È DISPOSTA AD ABBANDONARE IL PROPRIO
PROGETTO DI VALORIZZAZIONE DELLE PROFESSIONALITA’
ALTE E DELLA SPECIFICITÀ DELLE CATEGORIE.
È
TEMPO CHE IL SINDACALISMO AUTONOMO ABBANDONI I
PROTAGONISMI INDIVIDUALI E PONGA MANO,
NELL’INTERESSE DI COLORO CHE RAPPRESENTANO, AD UN
PERCORSO DI AGGREGAZIONE VERSO UN PATTO DI UNITÀ
SINDACALE IN DIFESA DEI PUBBLICI DIPENDENTI, DELLA
LORO DIGNITÀ MINACCIATA, DEL LORO LAVORO.
Roma,
30 aprile 2009
Il Segretario Generale
Prof. Alessandro Ameli
Schema di decreto legislativo di attuazione della legge 4 marzo
2009 n. 15 in materia di ottimizzazione della produttività del
lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche
amministrazioni.
Intesa del 30 aprile 2009 relativa all'applicazione dell’Accordo
quadro sulla riforma degli assetti contrattuali del 22 gennaio
2009 ai comparti contrattuali del settore pubblico.
Contributi e osservazioni al Piano Industriale inviate
dalla C.G.U. al Ministro in data 31 maggio 2008.
Tuttora presenti sul sito della stessa Funzione Pubblica.