Stipendi italiani più bassi d’Europa, le
responsabilità del sindacato.
Gli
stipendi dei lavoratori dipendenti italiani (pubblici
e non) sono i più bassi d’Europa, è quanto sostiene il
governatore della Banca d’Italia Mario Draghi.
Seppure con qualche differenza percentuale nel
confronto con Francia, Regno Unito e Germania siamo
indietro di molti punti. I lavoratori italiani,
a parità di condizioni, guadagnano fino al 40% in meno.
Questa
depressa condizione reddituale colpisce maggiormente i
giovani, sui quali pesano anche gli oneri “della
discontinuità lavorativa”, cioè per essi ai
redditi bassi si sommano gli effetti della precarietà
e della flessibilità.
Secondo Draghi i bassi salari e la percezione dei
lavoratori di assenza di crescita delle loro
retribuzioni hanno influito sui consumi delle
famiglie, consumi diminuiti negli ultimi sei anni.
Se
quanto afferma il Governatore è vero, e non abbiamo
motivo di dubitarne, è necessario avviare una analisi
attenta di quanto è accaduto nella politica dei
redditi in Italia dagli anni ’90 in poi ed individuare
le responsabilità.
Se è
giusto ciò che dice Draghi allora il
contenimento salariale di cui politici e sindacalisti
si vantano sempre è stato un colossale errore?
Perché tenere ancora in piedi l’accordo sul costo del
lavoro del ’93 se porta danni all’economia complessiva
del Paese anziché benefici?
E se
come dice Draghi “occorre che il reddito torni a
crescere in modo stabile” allora sarà
necessario ritornare ad introdurre alcuni
automatismi retributivi?
E se
Draghi ha ragione allora le risorse economiche
che negli altri Paesi europei sono state investite sui
lavoratori in Italia dove sono finite?
E’
chiaro che il sindacato non può più eludere su questi
temi e più in generale sulle future politiche dei
redditi un dibattito interno ed un confronto esterno
con i lavoratori.
Ciò
che più conta però è un chiaro e definitivo “riorientamento”
del sindacato al suo compito istituzionale attraverso
il recupero di una forte autonomia dalla politica.
Il
Segretario generale
Prof. Alessandro Ameli
La
relazione completa del Governatore Draghi